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INHUMARE-EXHUMARE
Galleria Triangolo Nero - Alessandria 1999
testo critico di Dino Molinari


La mostra di Marina Buratti al Triangolo nero è un'operazione dialettica che parte da una situazione concettuale-povera e giunge a una soluzione segnico-pittorica. Si articola in due momenti distinti che, presentati parallelamente, in realtà vanno immaginati come successivi e conseguenti.
Il primo momento concettuale-povero è quello del seppellimento - inhumare. In tre contenitori di legno, recuperati da vecchi alveari, vengono occultati, più propriamente inumati nel sale, oggetti d'uso anch'essi frutto di recupero. Marina Buratti ha scelto questo minerale anzichè la terra per la bellezza intrinseca della materia, per i suoi significati pratici, simbolici, alchemici. Tale installazione, in mostra, è posta al centro della sala.
L'inumazione, nell'intenzione dell'artista, mira ad assolvere una funzione salvifica, di sospensione del tempo, di sottrazione dalle mutazioni irreversibili dell'esistenza e della quotidianità. L'oggetto secretato cambia destinazione e significato: da oggetto d'uso diventa oggetto di desiderio e di culto.
Dopo un periodo limbico di latenza, di incubazione, matura la fase successiva di svelamento, della riappropriazione - exhumare. E' la fase dell'azione segnico-pittorica che ha come equivalente le opere su carta esposte in parete.
L'essenzialità astratta del segno indicano l'avvenuta metamorfosi dell'oggetto esumato: da oggetto di desiderio e di culto a oggetto della mente.